OLEANDRI
Aver conosciuto così tanto amore e aver resistito
Essere amareggiata e pensare a te
Sentire il tuo umore come il tempo e non lasciare più che mi colpisca
Arrabbiarmi e sapere di cosa parli
Temere di essere sfruttata
Temere di essere usata
Temere di restare povera per sempre
Temere di finire dall’altra parte di un confine
Temere la prigionia
Temere le cacciatrici di streghe e le loro generali
Volerti sollevare, con grazia fuori dalla gravità
E sentirmi dire che non è chiaro
Sentirmi un fallimento, smettere di provarci
Cambiare argomento, preferire non parlare
Ridere, scherzare,
Fare a delle nuove amiche, una vecchia domanda che mi tormenta
Credi che si possa amare incondizionatamente?
Voler correre
Volermi nascondere
Voler parlare
Morire d’orgoglio
Morire d’orgoglio
Di Tommaso Petrolo
con Raffaella Appià e Sil Marti
OLEANDRI
di Tommaso Petrolo
con Raffaella Appià e Sil Marti
Durata 45 minuti
Produzione PROTEO
C’è un tempo in cui si scompare dalla scena, non si è più ‘prede’, non si è più interessanti agli sguardi.Può sembrare uno stereotipo, una caricatura ma c’è qualcosa di ancestrale che è arduo cancellare anche in società come la nostra in cui le donne agiscono, lavorano, seducono, conquistano. Il rapporto con il “soggetto del desiderio” non è solo di potere, ma anche di brama reciproca ed è dunque difficile sottrarsi alle aspettative dell’altro. È un tempo in cui la donna si trova spiazzata: non è più vista come era abituata. Lo sguardo invadente dell’altro scompare. Il coro che ti ha accompagnato ora tace e nessuno sforzo estetico sembra richiamarlo in vita. È iniziata l’era dell’invisibilità.I cambiamenti non seguono esclusivamente un andamento temporale non si riducono a mutazioni biologiche. Amore, dolore, malattia, guerra, incidenti, grandi delusioni sono esperienze trasformative che mettono in discussione chi siamo, chi eravamo e chi non siamo più. Siamo creature omeostatiche, che sopravvivono cercando di ritrovare un equilibrio dopo ogni frattura.Non è bastata la scoperta degli ormoni per capire il corpo femminile. L’ignoranza a riguardo è dura da sconfiggere per la persistenza, lungo tutta la storia della medicina, del modello unico del corpo umano, che è uno solo, ed è uomo, mentre la donna ne è una versione imperfetta. L’identità femminile, perciò, risente nelle sue fondamenta di questa “imperfezione”. Come esseri umani/sociali l’identità è in gran parte determinata da come ci vedono gli altri e da come ci mostriamo. Da come ci adeguiamo al perenne gioco tra aspettative e soddisfacimento.